
Avola anticamente era sulle colline alle spalle dell'attuale abitato. Ma il terremoto del 1693 costrinse la popolazione superstite a spostarsi nella vicina costa. Il Principe Nicolò Pignatelli d'Aragona chiamò per la ricostruzione l’architetto padre Angelo Italia, che progettò la città a pianta esagonale, con una struttura razionale, che ancor oggi la caratterizza. Nel corso del XVIII e XIX secolo Avola fu abbellita da alcuni pregevoli palazzi, come il Palazzo Ducale, il Palazzo di Città e il Teatro Comunale, e chiese tra cui la chiesa di Sant’Antonio Abate, Sant’Antonio di Padova e la fastosa Chiesa Madre. Nei primi decenni del XX secolo la città si arricchì di eleganti villini liberty che dettero ulteriore lustro al centro cittadino.


Rasa al suolo nel terremoto del 1693, la città venne ricostruita in stile barocco più a valle, sul declivio del monte Meti. Le vie della città sono intervallate da scenografiche piazze ed imponenti scalinate, dandole un aspetto di "giardino di pietra". Città inserita nel patrimonio Unesco, da visitare: Porta Reale, Palazzo Ducezio, Cattedrale di San Nicolò, Chiesa di San Carlo al Corso, Chiesa di San Domenico, Chiesa di San Francesco D’Assisi o dell’Immacolata, Chiesa di Santa Chiara, Chiesa del Santissimo Salvatore, Palazzo Nicolaci di Villadorata, Palazzo Trigona di Cannicarao, Palazzo Landolina di Sant'Alfano, Palazzo Rao della Ferla, Palazzo Impellizzeri di San Giacomo, Palazzo Astuto di Forgiane, Palazzo Battaglia.


La villa del Tellaro, nei pressi di Noto, è una ricca residenza extraurbana della tarda età imperiale romana. I resti, rinvenuti a partire dal 1971, si trovano sotto una masseria sette-ottocentesca. Il corpo centrale della villa si articola intorno ad un vasto peristilio, con un portico che presenta una pavimentazione a mosaico con festoni d’alloro. Su di esso si affacciano altri due ambienti che conservano i mosaici figurati. Nel primo la scena del riscatto del corpo di Ettore; nel secondo ambiente una scena di caccia, con un banchetto all’aria aperta tra gli alberi ed una figura femminile che rappresenta l’Africa. Probabilmente i mosaici sono opera di maestranze africane, della metà del IV secolo d.C.


La fama di Siracusa è legata alla sua storia greca, quando la polis comandava sui mari, fino a diventare il primo grande impero d'occidente. Di quell'epoca restano molte testimonianze, come la famosissima Fonte Aretusa, una fonte d'acqua dolce nel cuore di Ortigia. Nell'area archeologica della Neapolis, l'antico cuore della città si trovano il Teatro greco, l'Orecchio di Dionisio, cavità artificiale ricavata dall'estrazione della pietra, e l'Ara di Ierone un altare monumentale voluto da Gerone II. Siracusa possiede anche alcuni templi parzialmente intatti, di cui il più famoso è il Tempio di Apollo, il più antico della Sicilia. La stessa Cattedrale non è altro che lo splendido Athènaion fatto erigere da Gelone dopo la vittoria di Himera. Dell'epoca romana restano diverse opere di notevole importanza come l'Anfiteatro romano, tra i più grandi d'Italia. Dopo il disastroso terremoto del 1693, vennero costruiti nuovi palazzi e chiese per riportare all'antico splendore la città. Le famiglie nobiliari sostennero l'architettura tramite una serie di edifici, come il Palazzo Impellizzeri, il Palazzo Beneventano del Bosco, l'Arcivescovado e diverse chiese quali: Chiesa dell'Immacolata, Chiesa di San Giuseppe, Chiesa dei Cappuccini, Chiesa di San Filippo Neri, Chiesa di Santa Lucia alla Badia, Chiesa del Collegio ecc. Negli anni '50 del Novecento, a seguito della lacrimazione del quadretto della Madonnina, fu iniziata e successivamente completata la costruzione dell'imponente Santuario della Madonna delle Lacrime.


All'interno della Riserva di Vendicari vi sono diversi insediamenti archeologici e architettonici. È possibile trovare tracce di un antico stabilimento per la lavorazione del pesce, accanto alle quali si è scoperta anche una piccola necropoli. Simbolo di Vendicari è certamente la Torre Sveva, costruita probabilmente da Pietro d'Aragona. Poco lontano vi è la tonnara di Vendicari, oltre a vari stabilimenti e alle case dei pescatori. Le saline di Vendicari ebbero grande importanza economica, certamente a supporto della tonnara per la conservazione del pesce. I primi impianti risalgono al XV secolo e ne restano vestigia sul Pantano Grande.
Il borgo di Marzamemi è nato attorno all'approdo, poi divenuto porto da pesca, dotandosi anche di una Tonnara, tra le più importanti della Sicilia. La tonnara di Marzamemi risale al tempo della dominazione degli arabi in Sicilia. Nel 1630 venne venduta dal proprietario al Principe di Villadorata, che nel 1752 costruirono il palazzo e la chiesa della tonnara, e le casette dei marinai. Nel 1912 fu costruito a Marzamemi uno stabilimento di lavorazione del tonno salato e in seguito del tonno sott'olio. La pesca della tonnara fu abbondante fino al dopoguerra.


Fondata dai Siracusani nel 664 a. C. con il nome di Akrai. Distrutta dal terremoto del 1693 rinacque la Palazzolo settecentesca. Nella Piazza del Popolo si innalza imponente la Chiesa di S. Sebastiano, a tre navate, con pregevoli stucchi risalenti al 1783 e numerosi quadri tra cui quello di S. Margherita da Cortona, opera di Vito D'Anna. Da visitare il parco archeologico con il Teatro Greco. A ridosso del teatro si trovano i resti del Tempio di Afrodite. Ai piedi del colle una serie di bassorilievi scolpiti nel calcare documenta il culto degli acrensi per la dea Cibele o Magna Mater. I rilievi risalenti alla metà del III sec. a.C. vengono denominati "Santoni".


Il tessuto urbano, adagiato sui fianchi delle due vallate e sulla collina del Pizzo, è un intrigo di casette, viuzze e lunghe scale. Lo stile prevalente dei monumenti è tardo-barocco, dovuto alla ricostruzione dopo il terremoto del 1693. Da visitare: Duomo di San Giorgio, Duomo di San Pietro, Santa Maria di Betlemme, San Nicolò inferiore, Palazzo della Cultura, Palazzo Polara, Palazzo Grimaldi, San Domenico, Portale De Leva, Santa Teresa, Il Castello, Casa Quasimodo.


La città antica sorgeva sul colle di San Matteo, dove ancora oggi si trovano i resti di un Castello che rendeva l'antico abitato difficile da espugnare. Nel 1091 Scicli venne lierata dal dominio saraceno per opera dei Normanni. A questa battaglia, avvenuta nella Piana dei Milici è legata la leggenda della Madonna delle Milizie, la Vergine Maria scesa su un bianco cavallo a difesa di Scicli. Il tremendo terremoto del 1693 causò la distruzione di gran parte della città. Da quelle macerie, Scicli rinacque in chiave barocca, e oggi è caratterizzata da numerosi edifici settecenteschi, Patrimonio dell'Umanità UNESCO. Tra i suoi principali monumenti si ricordano: Palazzo Beneventano, Chiesa di San Matteo, Palazzo Fava, Palazzo Spadaio, Chiesa di San Bartolomeo Apostolo, Chiesa di Sant’Ignazio, Chiesa di S. Maria La Nova, Convento e chiesa del Carmine.


Ragusa è stata inserita nel Patrimonio dell'Umanità Unesco. La ricostruzione della città dopo il terremoto del 1693 ha avuto architetti famosi, tra i quali il celebre Rosario Gagliardi. Il Duomo di San Giorgio è la massima espressione di questo tardo-barocco. Da vedere: Portale di San Giorgio, Duomo di San Giorgio, Chiesa di Santa Maria dell'Itria, Chiesa di Santa Maria delle Scale, Chiesa delle Santissime Anime del Purgatorio, Chiesa di San Giuseppe, Chiesa di San Francesco all'Immacolata, Chiesa di San Vincenzo Ferreri, Palazzo Casentini, Palazzo La Rocca, Circolo di conversazione, Palazzo Battaglia.


Il Castello di Donnafugata dista circa 15 chilometri da Ragusa. Non si tratta di un vero e proprio castello medievale bensì di una sontuosa dimora nobiliare del tardo '800 della famiglia Arezzo. L'edificio copre un'area di circa 2500 metri quadrati ed un'ampia facciata in stile neogotico. Visitando le stanze che contengono ancora gli arredi ed i mobili originali dell'epoca, sembra quasi di fare un salto nel passato, nell'epoca degli ultimi "gattopardi". Da ricordare la stanza della musica con bei dipinti a trompe-l'oeil, la grande sala degli stemmi con i blasoni di tutte le famiglie nobili siciliane. Intorno al castello si trova un ampio e monumentale parco di 8 ettari, con le varie "distrazioni" che dovevano allietare e divertire gli ospiti, come il tempietto circolare, la Coffee House, alcune "grotte" artificiali o il labirinto in pietra.
I resti di Kamarina hanno grande interesse archeologico. Rimangono tombe arcaiche e ruderi di un tempio dedicato ad Atena. Lungo l'Ippari si può riconoscere il tracciato dell'antico porto canale. La città è ancora riconoscibile nella sua area originaria dai resti di case e di pavimentazioni. Nell'ambito dell'area archeologica una masseria di fine Ottocento è stata trasformata in un museo archeologico, suddiviso in quattro padiglioni: archeologia subacquea, padiglione delle anfore, padiglione est dell'età del bronzo, padiglione ovest con la documentazione sulla storia urbanistica della Kamarina degli inizi V secolo a.C. e sull'Agorà.


I luoghi del commissario Montalbano sono quelli della Sicilia degli spazi aperti, della natura selvaggia, del vento e delle spiagge lunghe e sabbiose. Le zone sono quasi tutte nel Ragusano, zona di una bellezza commovente, che le inquadrature di Sironi hanno saputo valorizzare e rendere ideali per le storie e i personaggi. La nostra giornata con Montalbano potrebbe iniziare proprio da casa sua, a Marinella, ovvero la spiaggetta di Punta Secca. Proseguiamo verso il commissariato di Vigàta, ovvero andiamo a Scicli, in Piazza Italia. Ma è arrivato il momento per il primo sopralluogo. Ad esempio, potremmo fare in modo che la nostra indagine parta dalla Mànnara a Sampieri. Sulla scogliera del Pisciotto, poco a est di Sampieri sorge la fornace Penna, ovvero la Mànnara. Ma si può approfittare del tempo per una bella passeggiata per il centro storico di Ragusa Ibla, ovvero Vigàta, nella finzione televisiva. Passeggiando capiteremo senzaltro nella piazza principale, dove sono state girate numerose scene. Qui c’è la monumentale scalinata che porta alla Cattedrale di San Giorgio, così come un'altra scalinata, quella lunghissima di Santa Maria delle Scale che dobbiamo proprio fare se vogliamo guadagnarci la vista sul panorama magnifico del quartiere medievale di Ibla. Da Vigàta ripartiamo per far visita al boss mafioso Balduccio Sinagra. Il set della sua abitazione è il Castello di Donnafugata, recentemente restaurato, circondato da un parco mozzafiato.


Catania era originariamente un insediamento Sicano, rifondato come Kατάvη nel 729 a.C. da coloni Greci Calcidesi guidati da Tucles. Catania è stata ampiamente distrutta nel 1169 e nel 1693 dai terremoti. Il suo territorio circostante è stato più volte coperto da colate laviche che hanno raggiunto il mare. Tutti i monumenti antichi sono stati inseriti nel tessuto urbano della città ricostruita grazie anche all'opera dell'architetto Giovan Battista Vaccarini, che ha dato alla città una chiara impronta barocca.
L'Etna era conosciuto nell'età romana come Aetna, che deriva dalla parola greca aitho (bruciare). Gli Arabi chiamavano la montagna Jabal al-burkān o Jabal Aṭma Ṣiqilliyya ("vulcano" o "montagna somma della Sicilia"); questo nome fu più tardi mutato in Mons Gibel per indicare il "monte Gibel", successivamente, nel Medioevo, in Mongibello. Le eruzioni regolari della montagna, spesso drammatiche, l'hanno reso un argomento di grande interesse per la mitologia classica e le credenze popolari; si è infatti cercato di spiegare il comportamento del vulcano tramite i vari dei e giganti della leggenda romana e greca. In epoca cristiana, si dice che quando l'Etna eruttò nel 252, un anno dopo il martirio di Santa Agata, il popolo di Catania prese il velo rosso della Santa, e lo portò in processione fino al limite della lava. A seguito di ciò l'eruzione finì e che per questo motivo i devoti invocano il suo nome contro il fuoco e lampi.
Sull'origine di Taormina (Tauromenion, Tauromenium) molte sono le notizie, ma incerte per documentazione. in epoca greca, Taormina progredisce, risplendendo in opulenza e in potenza. Poche sono le notizie fino alla caduta dell'Impero romano d'Occidente e la conquista araba. Nel 906, a causa del tradimento di un mercenario messinese, fu presa e distrutta totalmente dagli arabi. La città fu ricostruita nella parte sud dagli arabi che la abbellirono adornandola di bei giardini e fontane. Nel 1410 il Parlamento Siciliano, uno dei più antichi d'Europa, svolge a Taormina la sua storica seduta, al Palazzo Corvaja alla presenza della regina Bianca di Navarra. Nel secolo XVI Filippo IV di Spagna concede il privilegio che la Città appartenga stabilmente alla Corona.
